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ARTICOLI DI CINEMA Io
sono l'amore Ieri sera
ho visto un bel film al Cinema Spazio Uno. Il colore degli interni spezza il bianco puro della neve degli esterni. Nei primi dieci minuti di film si ha l'impressione di essere davanti alla messa in scena di un romanzo russo dell'ottocento. Conosciamo i personaggi principali di questa famiglia immersa nel lusso regale ed irreale ai nostri occhi. Camerieri in livrea che servono e corrono per le scalinate del palazzo, domestiche che vestono le dame come si vestivano le donne al tempo del rinascimento. Ecco il ritratto dell'alta borghesia capitalista italiana ma potrebbe essere anche di origine inglese. Le inquadrature della sontuosa villa con parco e piscina sono affrescate con movimenti di macchina dall'alto e dal basso verso l'alto. Gli uomini e le donne che vediamo sono come tante figurine e come dice Pippo Del Bono a proposito del film, i personaggi della famiglia Recchi sono come morti, maschere che camminano. Pippo Del Bono interpreta Tancredi, l'erede del padre fondatore di questa industria milanese che ha fatto affari con il regime ai tempi della guerra, si dice. Il suo volto appare freddo e con le espressioni facciali disegnate al tecnigrafo di un ingegnere. La moglie russa, la magnifica Tilda Swinton, è compartecipe della ricca mascherata di famiglia. Sale e scende con vestitini rosso fiammante che sguizzano sullo sfondo delle pareti giallo ocra del palazzo. È la regina della casa. Poi c'è la madre di suo marito, la vera madre di famiglia che tutto controlla all'interno della grande casa. Edoardo, invece, è il primogenito sensibile che fa da perno a tutta la storia. È tramite lui che la madre Emma conoscerà l'amore naturale che la farà liberare come una farfalla che esce dal bozzolo. Edo fa da filtro tra la convenzione formale della family con il mondo reale di tutti i giorni. Come in tutte le favole c'è il principe povero rappresentato dal cuoco Antonio, (il livornese Edoardo Gabbriellini) che entra nel "castello" come miglior amico del rampollo e perché sa cucinare da Dio. Come in tutte le buone famiglie che si rispettino non poteva mancare la pecora nera che dirazza e si scopre, in questo caso, omosessuale: la giovane Elisabetta, pittrice, ben interpretata da Alba Rohrwacher. Coesistono due ambientazioni contrastanti in questo film: la prima è architettonica e materiale con la visione della grande città e del gran palazzo. La seconda è rappresentata dalla natura fiorente della montagna collinare di Sanremo e la nudità dei corpi di Emma e del giovane cuoco amante che si aggrovigliano dentro una sana passione. In questo passaggio la macchina da presa registra la pellicola con spirito più documentaristico restituendo al "fare all'amore" la sua vera dimensione: quella primitiva. Il gusto con il quale sono realizzate le immagini si fonde con l'amore per il cibo che traspare fin dalla prima cena d'investitura consumata dalla famiglia. La colonna sonora è superba ed avvolge gli ambienti con timbrica forza. I momenti di vita cinematografica della Famiglia Recchi ricordano vagamente la storiografia della Famiglia Agnelli. Il capitalismo familiare e familistico italiano, allora, è proprio così? Francesco Azzini
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