Hulot, distribuzione e vendita cortometraggi, dvd e riviste di cinema


dvd vendita e distribuzione

riviste di cinema: segnocinema & filmaker's magazine

concorsi cortometraggi

iniziative, eventi, appuntamenti

articoli di cinema

interviste

libri di cinema e fotografia

punti vendita a firenze

listino prezzi dvd riviste e libri di cinema

chi siamo

contatti

english version

 

ARTICOLI DI CINEMA

"Anche libero va bene"
L'opera prima di un attore: Kim Rossi Stuart
di Francesco Azzini

Il ragazzo ha smesso di piangere.
Oggi per la prima volta ha urlato a squarcia gola una bestemmia ripetuta fino all'ossessione. Poi gridava la parolaccia "stronzo" ed imprecava verso il muro la frase "stupido non capisci niente".
Il mio vicino di casa mi riporta all'ascolto dei comportamenti scattosi e nervosi della figura del padre interpretato da Kim Rossi Stuart nel suo film d'esordio.
Kim padre è brusco con i propri figli perché la vita è stata brusca con lui: ha scelto di mettere su famiglia con una donna alla quale le prude la fica. La colpa è esterna mai interiore. La pellicola scorre snocciolando i problemi di tutti i giorni di un nido d'uomo a metà: manca la madre, la mamma, colei che incarna e regge l'istituzione familiare chiave di volta dello Stato Italia.
Kim vorrebbe che il bambino diventasse un campione di nuoto magari nella disciplina stile libero. Il maschietto vuole giocare a pallone ma continua per amore verso il padre a prendere la metropolitana tutti i giorni per tuffarsi nell'acqua fredda di una piscina. La ragazzina invece tenta settimanalmente di scoprire il proprio corpo anche mediante il puro gioco adolescenziale. Arriva la madre e con lei torna il maschio perdono.
La famiglia interrotta si ricompone sul set di una pubblicità per una gialla vettura.
Nonostante la tipica visione conservatrice e antica della famiglia che viene dipinta da anni dall'establishment del cinema italiano il film di Kim Rossi Stuart riesce a raccontare con semplicità e concisione una situazione familiare particolare ma sicuramente in linea con i tempi che corrono. Rispetto alle decine di film incentrati su nuclei familiari finti allargati, con figli che si scoprono gay e figlie intellettuali che non riescono a far decollare improbabili relazioni con partner miliardari "Anche libero va bene" restituisce freschezza e realismo all'immagine contemporanea della vita familiare.
Se nel film di Cristina Comencini "Il più bel giorno della mia vita" la figura falsa e borghese della matrona Virna Lisi è il legame che compatta e dirige una super famiglia con generi e nipoti per tutti i gusti, nel film di Stuart è la "casa materiale" che unisce i personaggi e li muove nel duro circolo della vita.
È interessante notare che fino a più di metà del film non si riesca a capire che lavoro faccia il padre perché l'importante sono le relazioni che si svolgono con i figli all'interno della casa.
Kim lavora nel cinema come operatore steady cam e devo sottolineare che è una perfetta imitazione della figura retorica dell'operatore stesso, sbruffone che sa tutto lui e super figo perché fa quel mestiere.
In altri film italiani si vedono spesso personaggi - attori di cinema in crisi esistenziale, traduttrici impazienti, professori universitari disturbati dai ricordi familiari. Tutte professioni generate dall'autoreferenzialità di chi scrive e dirige il proprio film. Tutte immagini che vanno a comporre un puzzle meramente televisivo che vuole descrivere una realtà familiare che non esiste più e ci vuole imporre un modello di famiglia in pieno stile mulino bianco, falso ed irritante.
Invece "Anche libero va bene" ci riporta all'osservazione della nostra quotidianità: il vicino che incrociamo per le scale o all'interno del nostro ascensore sembra domandarci se il figlio di Kim è tornato dall'allenamento del campetto di quartiere.

Uscito dal cinema ho capito che avevo fatto tardi; Alice, la mia bambina, mi aspettava da cinque minuti in punta di piedi davanti alla bidella della scuola.
Forse non è un caso che i migliori film della stagione sono stati prodotti da due attori del cinema italiano; è forse un segnale?
A quando l'opera prima di un altro bravo attore come Valerio Mastandrea?

Francesco Azzini