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ARTICOLI
DI CINEMA
Mondovino
di Francesco
Azzini
Diretto da:
Jonathan Nossiter
Fotografia: Jonathan Nossiter
Cast: Michael Broadbent, Hubert De Montille, Aime Guibert, Jonathan Nossiter,
Robert Parker, Michel Rolland, Neal Rosenthal
Produzione:
Italia, Francia, Argentina, Stati Uniti
Anno: 2004
Durata: 135 minuti
Nomination Miglior Film dell'Unione Europea (Les Cesar Du Cinema, 2005)
Il vino non
è una bevanda, non è una bibita intesa come l'aranciata
o la Cola.
"Fare il vino" è un'arte che si deve integrare per forza
con i processi della natura. Il vino è il sapiente frutto che nasce
da un territorio con precise qualità dove è stata piantata
e curata la vite. Il sole ha poi maturato i frutti del vigneto. I grappoli
d’uva che sono stati amorevolmente raccolti dal contadino che li
pesta nel catino producendo il mosto. La fermentazione nel tempo ci regala
il liquido rosso oppure bianco che tutti noi assaporiamo insieme a formaggi
e bistecche.
Da tanti
anni invece c'è chi lo "costruisce" il vino, come si
fa con il cemento e quant’altro di artificiale l’uomo si è
inventato. I fautori di questa innovazione tecnologica sono, come sempre
più spesso accade, le multinazionali.
Ad esempio come la famiglia Mondavi della California, Stati Uniti d'America.
Ecco fatto: una serie di grandi nomi di vini vengono cambiati nel modus
operandi da questa famiglia americana che fattura 500 milioni di dollari
l’anno, vendendo bottiglie di vino tutte uguali. La malattia del
secolo, l'economia, ha preso possesso anche del vino di bacco e dei romani.
"Mondovino"
è uno squisito viaggio documentario attraverso il mondo dei magnati
e delle loro famiglie che stanno dietro al mercato della pseudo cultura
del vino. Conosciamo Mister Rolland, subito all’inizio del film,
un francese che si vanta di creare il vino per più di 400 aziende
del pianeta; è un "winemaker", sembra Berlusconi, è
bravo solo lui con il liquido rosso che mescola e fa ossigenare di continuo
"al telefono". Vediamo le splendide dimore tecnologiche dei
californiani Mondavi, appunto, con la parata di tutta la famiglia e gli
assistenti del marketing. Il film racconta, però, anche della cacciata
dei signori del vino internazionale appunto i Mondavi, dalle terre di
Francia da parte di un sindaco, vero comunista. La politica protezionistica
del sindaco francese è fondata sul buon senso e sulla lungimiranza:
ha capito che se faciliterà l'acquisto di alcuni ettari di terreno
alla multinazionale del vino americana, i piccoli marchi locali del vino
che producono un buon prodotto, spariranno a colpi di pubblicità.
In questo modo il sindaco del piccolo paese della Borgogna ha difeso la
cultura del vino e la tradizione locale: così facendo ha rilanciato
la cultura nazionale che ogni paese ha il diritto e il dovere di coltivare
e preservare dal piattume globale che avanza attraverso i marchi delle
multinazionali.
Purtroppo, invece, in Italia i signori Mondavi sono stati accolti a braccia
aperte e con riverenza e sottomissione dalle famiglie più famose
per "fare del buon vino": i Frescobaldi e gli Antinori. Ecco
che gli americani famosi non certo per produrre il vino, adesso lo sono
diventati grazie a dei fiorentini creduloni ed assetati di danaro contante.
Il vino diventa, quindi, un fattore di marketing come la carne in scatola
e il dentrificio. Con un ottima recensione sul miglior giornale che tratta
l'argomento a livello mondiale, il "Winespectator", si può
duplicare il costo di una bottiglia e di una etichetta.
Il montaggio del film documentario è superbo e alterna in maniera
molto intelligente le immagini dei cani che accompagnano la vita delle
persone intervistate: i bulldog scureggioni del critico con la puzza sotto
il naso del "Winespectator" Mr Parker che restituiscono la di
lui immagine antipaticissima, sono anteposti alla gigioneria dei cani
del nobile Antinori. Il cane del povero contadino dell'Argentina che fa
anche lui del buon vino è, e sempre sarà, un bastardo dal
cuore d'oro.
C'è il film nel film ed è questo focus style sugli amici
dell'uomo che rende Mondovino un film da bere sicuramente con in mano
un bicchiere di cabernet.
Francesco Azzini
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