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ARTICOLI DI CINEMA Viaggio It's a very very mad world. Dei viaggi nel tempo o di quella volta che sono morta. Il primo ad avventurarsi nella serie dei film sui viaggi nel tempo o sulle realtà parallele fu Ritorno al futuro, saga indimenticabile in cui grazie al flusso canalizzatore e ad una DeLorean un po' scassata Michael J. Fox e Doc viaggiavano fino ad incontrare i loro se stessi del passato e del futuro. Questo concepiva la fervida immaginazione di Rob Zemeckis negli anni '80. Il padre putativo di questo tipo di riflessioni è sicuramente Philip K.Dick che forse per primo aveva teorizzato l'esistenza di realtà che scorrono parallele alla nostra e che possono in ogni momento a noi rivelarsi. Proprio in 'La svastica sul sole' (The man in High Castle), uno dei suoi libri più famosi, ad un personaggio capitava un'esperienza simile a quelle poi raccontate nei film qui citati. Il signor Tagomi seduto su una panchina si trova improvvisamente circondato da una realtà che non riesce più a riconoscere e si aggira terrorizzato dalla superstrada sopraelevata, palazzi grigi, macchine dalle forme irriconoscibili. Si chiede –dove sono? Fuori dal mio mondo, dal mio spazio, dal mio tempo.- Sarà lo stesso Dick a dichiarare 'il punto cruciale non si trova nel presente, si trova ipoteticamente nel futuro. Ciò che è avvenuto qui è giustificato da quello che avverrà in seguito'. L'autore immagina un universo parallelo in cui Hitler e l'impero giapponese hanno sconfitto gli alleati nella Seconda guerra mondiale, diffondendo il nazismo nel mondo intero, Stati Uniti compresi. In quest'universo alternativo, il destino dell'America ricalca quello della Germania post-1945: è infatti divisa in tre stati, corrispondenti alla costa orientale (sotto controllo tedesco), quella occidentale (controllata dai giapponesi) e gli Stati delle Montagne Rocciose, che fungono da cuscinetto tra gli altri due. Tipico esempio di ucronia, La svastica sul sole descrive una società dove il Terzo Reich controlla ogni azione e nega ogni diritto che "minacci" l'ordine e lo Stato; fa da contraltare l'imperialismo nipponico, in apparenza meno brutale, ma capace di condizionare sottilmente le vite degli americani sconfitti. Il romanzo si distingue, però, soprattutto per la sua costruzione. Uno dei personaggi del romanzo, lo scrittore Hawthorne Abendsen, è famoso per aver scritto e pubblicato a propria volta un'opera fantapolitica (nel suo mondo), in cui Hitler ha perso la guerra: La cavalletta non si alzerà più (The Grasshoper Lies Heavy). Si tratta di un "libro nel libro" (o, se vogliamo, un metalibro) che risulta speculare a quello di Dick, quasi ne fosse il negativo fotografico; o il positivo, a seconda dei punti di vista. Il quadro è complicato dal fatto che nel libro di Abendsen è raffigurato un modo dove Impero Britannico e Stati Uniti hanno sbaragliato Germania e Giappone senza alcun aiuto da parte dell'Unione Sovietica, per cui il mondo del dopoguerra risulta comunque diverso dal nostro. La finzione letteraria ricorre quindi a un narratore interno per mettere in contrapposizione due universi paralleli che si escludono e, tuttavia, si sognano e temono l'un l'altro. Gli anni dal 1945 ai sessanta (vale a dire quelli di Abendsen) diventano così due binari della Storia sui cui corrono due mondi, il primo alternativo al secondo e viceversa. È altresì importante il sottotesto dell'I Ching, il libro cinese degli oracoli, usato da vari personaggi del romanzo, e (pare) dallo stesso Dick nella stesura del suo romanzo. E' solo negli ultimi dieci anni, però, che il tema del viaggio nel tempo e delle realtà parallele è diventato argomento principe per diversi film tutti di successo. Uno dei più celebri è sicuramente Matrix in cui alla realtà falsa di tutti i giorni, si contrappone la scoperta di una realtà anche più orribile e scomoda, ma con la pretesa di essere "quella vera". Molti altri film si sono interrogati su questo argomento alcuni più 'semplici': da Lulu on the Bridge a the Jacket che usano il viaggio nel tempo solo come strumento narrativo, altri più complessi e delicati che indagano più approfonditamente l'origine dell'identità dell'essere umano. Ne vorrei analizzare in particolare tre: Mulholland Drive, Donnie Darko, Eternal sunshine of the spotless mind. Le realtà di Mulholland drive sono essenzialmente due. Una, la prima che vediamo, che dovrebbe costituire la parte di 'sogno' indicata forse anche dalla brevissima inquadratura del letto in cui dorme … La seconda che è la 'dura realtà' con cui…si trova a fare i conti e prende la decisione di far uccidere la sua amata-odiata Rita. Il 'mezzo' , la 'porta' che ci fa passare da una realtà all'altra è una chiave azzurra inserita in una scatolina a sua volta azzurra. Ovviamente Lynch si è sempre guardato bene dal dare conferma di un'interpretazione piuttosto che un'altra. E' inoltre assolutamente possibile che ci siano diversi piani di lettura del film, che potrebbe, per esempio, essere visto come una critica neanche tanto velata ad Hollywood, la fabbrica del sogni che troppo spesso macina giovani vite nei suoi ingranaggi. Quelle che si può dire è che Lynch continua la riflessione meta-artistica già iniziata con Strade perdute, lì un personaggio interpretato da due attori diversi, qui due attrici che interpretando due personaggi diversi entrambi in cerca della propria identità. In Eternal Sunshine Joel Barish si trova alle prese addirittura
con più tipi di realtà: il ricordo, la percezione, la cancellazione,
l'invenzione onirica. Su Segnocinema n.136, c'è una scrupolosa
ricostruzione del film alla luce di questi diversi segmenti temporali.
Tutto il film si svolge dentro la testa di Joel che dopo una grande delusione
amorosa, decide di affidarsi alla 'Lacuna Inc.' che possiede una macchina
che cancella segmenti di memoria. Joel ripercorre all'indietro cancellandoli
uno ad uno tutti i brutti ricordi legati alla sua ragazza Clementine,
finchè ritrovando i 'bei ricordi' decide che non lo vuole più
fare, non vuole più dimenticare conscio che perdendo la memoria
perderà la propria identità. Comincia così una corsa
contro il tempo (tutto sempre dentro la sua testa) per cercare di nascondere
almeno un ricordo dall'inesorabile lavoro della macchina della Lacuna.
Viene quindi descritta la lotta tra i sentimenti umani e la logica della
macchina. Risulta curioso che il titolo italiano 'Se mi lasci ti cancello',
risulti oltre che infelice, anche sbagliato, dovrebbe infatti tutt'al
più essere 'Se mi cancelli non ti lascio', anche perché
il vero soggetto del film non è tanto la cancellazione della memoria
quanto la sua persistenza. Ad eccezione del prologo che è un'anticipazione
degli eventi dal 14 al 16 febbraio 2004, il film procede in modo lineare,
dalla sera del 13 all'alba di san valentino, quando la narrazione raggiunge
il prologo e lo "doppia" risolvendolo. Il blocco centrale del
film si svolge tutto in una notte, alternando tra il mondo esterno dove
i tecnici programmano il dispositivo e il mondo interno dove Jole resiste
alla cancellazione della memoria. La resistenza dell'umano alla macchina
si esprime nella tessitura delle immagini mentali generate dall'antagonismo
di diversi piani: il ricordo, la percezione, la cancellazione, l'invenzione
onirica. In Donnie Darko, la storia inizia nel momento in cui si crea un universo parallelo. I due universi tangenti sono condannati alla distruzione dopo 28 giorni (anche le riprese sono durate 28 giorni e cosa è, se non la fine del mondo per la troupe, quando finiscono le riprese?). La principale interpretazione qui su Wikipedia, leggetela ne vale veramente la pena. Su Donnie Darko è stato scritto molto, forse l'aspetto più interessante del film è il fatto che un ragazzo che pensa con la propria testa nell'America del 1988 viene etichettato come schizzofrenico. Dunque Donnie non ha molte vie d'uscita e risponde con la violenza agli ostacoli che si trova sul cammino. Gli incidenti da lui direttamente provocati portano solo benefici a lui e anche all'ambiente in cui vive, ecco che 'la distruzione è creazione', come dichiarato anche dal regista. Donnie è un artista, un creativo non-convenzionale, uno a cui le cose non stanno bene così come sono e come il suo predecessore Rebecca Sparrow (una donna-intellettuale UH! non sia mai!), farà una brutta fine. C'è bisogno di un 'sacrificio rituale' per riportare l'ordine nel cosmo e permettere a tutti di vivere felici nelle loro such beautifull house, such beautifull garden. Quello che accomuna questi tre film è il mostrare segmenti di realtà diverse o parallele, ed è anche quello che li rende assolutamente affascinanti agli occhi del pubblico, e li rende a tutti gli effetti film di fantascienza. Se in Ritorno al futuro il viaggio nel tempo era possibile solo grazie alla DeLorean, in questi film è l'essere umano che viaggia da solo con il proprio corpo. Il confine tra le diverse realtà diventa, in tal modo, assai labile e difficile da tracciare e da riconoscere. Questo porta allo smarrimento totale dei protagonisti che devono faticosamente ricostruire la propria realtà. L'identità più profonda dell'essere umano risiede nei propri ricordi. Tu sei quello che ricordi. Se perdi la memoria, il tuo passato umano e sentimentale, allora sei perduto. Ecco che sia in Mulholland Driver sia in Eternal Sunshine i protagonisti affrontano la dolorosa ricerca dei propri ricordi, la rivisitazione del proprio passato. Costanza Baldini
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