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ARTICOLI DI CINEMA

Bubble: la precaria esistenza delle bolle
di Marco Cerasani

Bubble è un piccolo film sperimentale, asciutto, senza fronzoli e soprattutto senza pretese se non quella (riuscitissima) di far parlare chiaro le cose da sole.
Primo di sei episodi a sé stanti che tengono conto di una logica di mercato avulsa dai criteri distributivi attuali del cinema statunitense ed europeo.
Il progetto, assegnato a una contemporanea circolazione nei cinema, in home video e alla tv via cavo e generalista, si avvale di una scelta operativa che è probabilmente il gradito segnale di una possibile democraticizzazione dell'industria cinematografica.
La facoltà del pubblico di come e dove usufruire del film viene così liberata mediante un progetto che trae vantaggio, nel suo budget ridotto, dalla tecnologia del digitale e dall'impiego di (bravissimi) attori (Debbie Doebereiner, Dustin James Ashley, Misty Dawn Wilkins) non professionisti il cui intervento rende una prestazione che va aldilà della mimesi recitativa e approda alla personificazione impietosamente realistica di una umanità vulnerabile e vacillante.
Soderbergh ci dedica un film più gestibile rispetto alle grandi produzioni di richiamo, riuscendo in una cura e una riflessione più interessante della vicenda e dei personaggi narrati.

Soli 73 minuti per una storia apparentemente semplice in cui il regista statunitense è capace di sviluppare un thriller essenziale ed esistenziale, con pochi dialoghi e un intreccio lineare, dove personaggi e situazioni dagl'echi carveriani sono indagati scrupolosamente dai movimenti di macchina discreti, centellinati, che tengono conto di un montaggio ridottissimo e della tangibilità del digitale.
La quotidianità, guardata al microscopio da una posizione di colmo distacco, è quella delle piccole e desolate aree residenziali del mid-west americano strette alla gola da uno stato delle cose desertificante, da un sistema sociale annichilente di fronte al quale le persone sono duttili e arrese allo stesso modo del lattice utilizzato per fabbricare pezzi di bambole indistinte estratti dai loro stampi con brutale dimestichezza.
Kyle e Martha dividono sonnambolici le loro giornate e i loro gesti ripetuti nella stessa fabbrica in cui lavorano plastica e in cui lei, nella sua solitudine profonda, tenta il controllo sulla vita di Kyle, anche quando l'assunzione della giovane e ambigua operaia Rose darà tregua alla soporifera esistenza a cui sono abituati.
La salvezza non è nelle risicate pause pranzo dove vengono consumate sigarette e cibi pronti o nell'attrezzatura da pesca, che Martha regala al suo collega come ultimo tentativo di tenerlo a sé e che riempirà un momento di tempo libero di cui probabilmente Kyle non godrà mai.
L'unica via di scampo risiede nell' apparente panacea di un delitto mai commesso.

Marco Cerasani

 

"Bubble" di Steven Soderbergh è il primo esempio di come lanciare un'opera cinematografica-prodotto in contemporanea su tutti i canali commerciali inventati dall'uomo per consumarne le immagini. E' interessante sapere che la decisione di fare ciò è stata fortemente voluta non dalla distribuzione ma da chi ha prodotto e diretto il film, Soderbergh stesso. Nel giorno di uscita della pellicola nelle sale americane, "Bubble" poteva essere acquistato in dvd nei centri commerciali e nei videonoleggi, essere visto nelle tv via cavo, scaricato da internet e trasmesso in tv. L'esperimento è stato osteggiato dagli esercenti cinematografici statunitensi che hanno creduto di perdere profitti con questa idea distributiva. Il film è stato proiettato solamente in 37 sale di tutto l'immenso territorio statunitense. Nel primo week end utile per conteggiare gli incassi di un lungometraggio ha totalizzato 77 mila spettatori. Non sono pochi visto l'esiguo numero di copie (pizze) distribuite. In compenso il film ha fatto registrare un notevole aumento di vendite col supporto dvd.
Questi dati sono molto interessanti per chi come i giovani cineasti indipendenti non trovando spazio con il loro film nei listini delle distribuzioni ufficiali potrebbero saltare l'intero sistema organizzando "proiezioni volanti" con la speranza di vendere il proprio lavoro in dvd alla fine degli spettacoli.
Ancora una volta un autore come Soderbergh ha smascherato l'ipocrisia che si cela nell'attuale maniera di distribuire un'opera cinematografica: se il film viene considerato di cassetta allora si stampano centinaia di copie in pellicola e si producono i gadget se è un film d'autore lo si considera come un quadro da museo. Il cinema è stato messo in crisi dalla stessa industria cinematografica che ha creduto nello sfruttamento totale delle immagini cinematografiche facendosi prendere dai vortici del capitalismo.
Se "Bubble" nei primi tre giorni di programmazione non supera i tremila spettatori lo tolgo dal cinema e dagli spettatori e ci metto il "Codice da Vinci".
Beh, alle volte l'attuale sistema economico può risultare veramente dannoso anche per chi lo promuove.

Francesco Azzini