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ARTICOLI DI CINEMA

Considerazioni su Horror e Cinema
di Alberto Corda

Il problema che voglio porre è quale sia il rapporto tra l'immagine orrorifica e la sua realizzazione cinematografica.
Infatti l'immagine che produce orrrore è innanzitutto una nostra immagine mentale, e dunque allucinatoria o da incubo.
Qual'è la capacità della tecnica cinematografica di mimare l'immagine orrorifica mentale in modo tale da produrre ancora nella nostra mente una terza immagine orrorifica?
Il problema è del tutto diverso da quello relativo all'immagine fantascientifica, in quanto la produzione tecnologica di un'immagine reale ipertecnologica non ha strettamente bisogno di mimare nulla che la preceda.
Così si spiega che Cronenberg abbia potuto realizzare così bene, nel film "Crash", l'immagine reale ipertecnologica già presente nel romanzo omonimo di Ballard.
Certamente anche l'immagine ipertecnologica nello stesso momento in cui è iperrealistica, procede da un delirio ed è quindi connessa con le nostre produzioni inconscie. Ma l'immagine iperrealistica ha comunque bisogno, per prodursi, di una realtà che ci appare come esterna.
L'immagine orrorifica, al contrario, sia quando rimane chiusa nella nostra mente, sia quando la nostra mente, la proietta all'esterno, rimane in qualche misura estranea a quella che noi percepiamo come realtà esteriore degli oggetti che ci circondano.
Ovviamente, esistono anche immagini che sono insieme orrorifiche e iperrealistiche, come la dettagliata trasformazione dell'uomo in mosca nel film "La mosca" sempre di Cornenberg.
Esiste, accanto alla difficoltà che già abbiamo accennato, un'uteriore difficoltà per la realizzazione dell'horror cinematografico.
Se l'immagine cinematografica è, come sostiene Deleuze, sulla scorta di Bergson, un'insieme di immagine-tempo e immagine-movimento, come si può realizzare l'immagine orrorifica dal momento che essa, come in generale le produzioni inconscie, non conosce il tempo?
Il movimento è realizzabile attraverso la successione di un enorme numero di immagini fisse, e così procede sia il film, sia il sogno proiettato dalla nostra mente sulla retina mediante la velocizzazione di quelle immagini ipnagogiche che si producono subito prima del sonno.
Ma mentre nel sogno la successione delle immagini non è definibile con precisione, nel film non c'è dubbio che alcune immagini vengono prima e altre dopo.
Sicché la realizzazione del sogno mediante il film risulta imperfetta.
Un esempio di come sia difficile realizzare nel film l'allucinazione orrorifica già presente in una storia scritta è offerta dai film tratti, se così si può dire, dai racconti di Lovecraft. I racconti di Lovecraft nascono da evidenti esperienze allucinatorie dello scritore, e, nel leggerli, la nostra mente si raffigura liberamente le scene allucinatorie secondo la forma che l'allucinazione prende dentro di noi.
Purtroppo nulla di questo genere accade nei film di presunta origine lovecraftiana. Come ha notato acutamente Elisabetta Borghi in un articolo apparso su "Cinemanuovo" nel 1990 i film tratti da Lovecraft sono un vero e proprio tradimento nei confronti dello scrittore.
Tra l'altro, forse per banali ragioni commerciali, mentre in Lovecraft non ci sono mai accenni espliciti a situazioni sexuali, i film in questione sono stati ampiamente sexualizzati.
In conclusione, la trasformazione dell'allucinazione e dell'incubo in una pellicola cinematografica è difficile, e questo naturalmente significa che quei registi che sono riusciti a realizzare bene questa trasformazione hanno un doppio merito.

Alberto Corda