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INTERVISTA
A ROBERTO SCHOEPFLIN Sei regista, operatore, montatore in tutti i lavori che hai fatto. Perché, praticamente, fai tutto da solo? Il fatto
di girare in prima persona è sia per un discorso di budget che
per un discorso di comodità. Quanto conta la conoscenza della tecnica nel fare cinema? Secondo me è fondamentale. La conoscenza tecnica è ciò che ti libera e ti permette di trovare soluzioni alternative anche quando il budget del film è basso o totalmente inesistente. Un'altra cosa importante è la sperimentazione pratica delle cose, per cui, essendo padrone dei mezzi che utilizzo, mi posso permettere di fare tutte le prove che voglio prima di ritrovarmi sul set, incluso i test sulla pellicola scaduta... Ti ho conosciuto 14 anni fa ed avevi in mano una camera in super 8. Come è cambiato il tuo rapporto con la pellicola? All'inizio il problema più grosso di quando giravo in pellicola (che fosse 16mm o super 8) era il tempo che passava tra la ripresa e la visione del girato, infatti dovevo aspettare almeno due settimane prima che il laboratorio lo rimandasse indietro. Per questo motivo mi sono cimentato nello sviluppo della pellicola invertibile bianco e nero e poi colore con un paio di tank di produzione Sovietica, una per il super 8 e una per il 16mm, accorciando molto i tempi. Uno dei miei primi esperimenti di sviluppo in 16mm è il cortometraggio "Fuori Sincro" con Lapo Vannini (uno degli attori che poi ha lavorato nel film Pochi maledetti e subito)[…] Però,
per il mio lavoro giro spesso anche in video digitale. Le prime volte
è stato traumatico non riuscendo mai a ottenere i risultati sperati.
Successivamente mi sono ricreduto perchè la tecnologia ha fatto
dei bei passi avanti. Ora si può dire che in digitale, con un po'
di accortezza e delle buone ottiche, si può tirare fuori anche
qualcosa di molto simile al film su pellicola. Chiaramente resta un'emulazione
del film celluloidale ma se i soldi sono pochi o non ci sono proprio è
l'unica via di scampo. Hai girato un lungometraggio in 16mm "pochi, maledetti e subito" con una troupe di poche persone. Raccontaci questa esperienza. Quando abbiamo
deciso di girare questo film io e Massimiliano Pruneti, il direttore della
fotografia, sapevamo bene o male a che cosa saremmo andati incontro, avendo
collaborato ad altre piccole produzioni. Cominciammo a fine ottobre del
2005 con l’episodio "il fondo" in esterno notte, con un
gruppo elettrogeno, qualche quarzina e molti amici a disposizione. La
cosa fondamentale era organizzare le riprese in un modo tale che una volta
sul set non ci saremmo fermati per nessun motivo. E così è
stato. Con William Pagano abbiamo fatto una lunga preparazione sul testo,
indubbiamente difficile. Il carrello che serviva per la ripresa era la
mia macchina, una fiat 600, quindi leggera, che con l’ausilio di
quattro forti braccia avremmo spinto avanti e indietro. Con il secondo
episodio "Lorenzino", che abbiamo girato un mese dopo, abbiamo
sperimentato la tecnica del trasparente, sia per un motivo estetico che
per uno pratico. L’idea era di dare al personaggio una condizione
di irrealtà, visto lo stato confusionario in cui si trova, e tramite
la retro proiezione di una strada in movimento – molto in movimento
– era possibile creare questa condizione, in più aveva il
valore aggiunto, essendo una tecnica che non si usa più o comunque
molto raramente, di essere un buon esempio di cinema nel cinema oltre
al fatto che non dovevamo muoverci dal garage per fare una camera-car.
I problemi sono nati dopo i primi due episodi per cui dovevamo trovare
o ricreare degli ambienti un po’ più realistici. I materiali
non è stato difficile reperirli, spesso davanti ai cassonetti si
trova di tutto, da porte a vere e proprie cucine per non parlare del legno
grezzo che si può ricavare dai pancali. Il problema erano i tempi
di realizzazione e gli spazi. Uno spazio che abbiamo usato fino all’ultimo
episodio girato, è il solito garage. Max e io abbiamo cominciato
gradualmente a trasformare l’ambiente per ricreare una sezione dell’appartamento
dell’episodio "Da casa mia a Caterina" . Io in questa
cosa ho dato ben poco aiuto essendo un pessimo pittore e/o artigiano/falegname.
Max ha progettato e realizzato da solo tutte le scenografie del film con
pochissimi aiuti esterni (pochissimi soldi) e c’è voluto
più del tempo previsto. Nel frattempo che i set venissero realizzati
procedevamo con gli esterni. Girammo il natale, per i festoni e gli addobbi
nel 2006 e 2007 durante, appunto, il periodo natalizio. Poi procedemmo
per gradi, quando c’era la pellicola e gli attori erano pronti,
con permessi e attrezzature ci recavamo sui set naturali, urbani e non,
per ricreare quelle scene che nel montaggio avrei ricomposto stando attento
alle incongruenze. Come regista qual'è stato l'approccio con la scrittura del Cecchi, soggettista e co-sceneggiatore del film? Ottimo direi,
Matteo scrive in modo molto chiaro, lineare, descrittivo, a volte troppo
descrittivo, e ha lo spirito di sintesi tipico di uno sceneggiatore. Quello
che mi ha colpito di più nelle storie di Pochi maledetti e subito
è il fatto che riuscisse a concentrare un’ intera storia
in un poche righe, senza punteggiatura, in prima persona in un fiorentino
parlato molto stretto. Ogni racconto aveva un inizio e una fine. Erano
storie torbide confessate da personaggi di strada per lo più disperati.
Mi sembrava una Spoon River fiorentina.I racconti in totale erano dodici
ma ne ho selezionati sette, inizialmente, poi per vari motivi sono rimasti
in sei. La sceneggiatura, a parte ambientazioni e azioni, era già
pronta e con qualche taglio e "alleggerimento" gergale sarebbe
stata ottima per un film a episodi. Hai collaborato con filmmaker autori come Graziano Staino. Come interagisci insieme ad un altro regista? Con Graziano mi trovo molto bene perché ama il rischio… sa cosa vuole e osa rischiare per ottenerlo, anche sperimentando sul set. Riesce a fare video molto belli per niente scontati, ricchi di dettagli estetici quasi pittorici. Abbiamo girato due video insieme. Quello dei Martinicca Boison e quello degli Afterhours, quest’ultimo, sempre, nel mio garage. Abbiamo ripreso insieme anche lo spettacolo dal vivo Fenomeni di Piero Pelù con Sergio Bustric. E’ stato molto divertente lavorare con Graziano anche perché in due condividi un po' di responsabilità. Cosa pensi del cinema italiano che si vede nelle sale attualmente? Nelle sale, prima di tutto, di cinema italiano ce n’è ben poco. Poi se per cinema Italiano si deve considerare quello che in realtà è televisione sul grande schermo, dico solo che viviamo in un periodo di totale oscurantismo. Oltre a questo si sommano i volti noti. Ne ho piene le scatole di vedere sempre le stesse facce negli stessi ruoli. Dell'eccessiva promozione di certi prodotti che sarebbe bene nascondere invece di metterli in mostra. Mi piacerebbe che il cinema si rinnovasse un po', che ci fosse un po' più uno spirito rivoluzionario. Che si ricreasse quel fermento che ha portato autori come Godard e Trouffaut a manifestare contro certe logiche di festival cinematografici. Quale sarà il tema del prossimo lungometraggio che vorresti fare? Il tema è top secret ma posso dire che il genere, è di fanta-scienza-in stile di Matteo Cecchi. O forse qualcos’altro..di più classico.
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