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ARTICOLI
DI CINEMA
L'isola
- Kim ki-duk
di
Raffaello Scolamacchia
Tante isole,
ciascuna di un colore diverso e intorno, l'acqua. Uno specchio che le
riflette e le separa, unendole in una visione perfetta come una stampa
giapponese. L'acqua, profonda e scura, è un buco nero nel quale
le cose superflue, che intaccano la pulizia del quadro, si possono cancellare,
annegandole.
Gli oggetti che restano sono nitidi e in primo piano, schiacciati dall'ottica
lunga, e si muovono tutti legati da fili invisibili: vale per le cose
e per le persone. Non servono parole, le parti sono già scritte
e già recitate, quello che resta è la loro pura rappresentazione.
Su questo sfondo chiaro e uniforme, ciò che risalta di più
è la brutalità dei gesti quotidiani, amplificati dal paradosso
per cui uomini e donne diventano pesci, e i pesci sopravvivono. Anche
se straziati dagli ami di acciaio, anche se orrendamente mutilati.
L'acqua accoglie gli ancora vivi e i morti, lenisce il dolore, cancella
ogni traccia, finché, come la vita stessa, ciò che ha dato,
toglie e ciò che ha tolto, dà.
Raffaello Scolamacchia
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